La differenza tra stretching attivo e passivo
Lo stretching è una disciplina complessa, di cui esistono varie tipologie: le sedute variano infatti a seconda delle finalità a cui sono rivolte.
Lo stretching attivo è quello che sollecita i muscoli senza ricorrere ad una forza esterna, ad esempio, l’aiuto di un fisioterapista. Questo può essere eseguito, tuttavia, anche utilizzando resistenze, come pesi da porre sugli arti che necessitano di sollecitazione.
Lo stretching passivo invece è noto come stretching rilassato ed è una tecnica impiegata, qualora il muscolo agonista sia ancora troppo debole o poco elastico.
Dunque, solitamente, lo stretching passivo si pratica in seguito a un intervento chirurgico durante il periodo di riabilitazione, facendosi guidare da una persona esperta in materia.

Praticare yoga post percorso fisioterapico in seguito a un infortunio
Lo yoga terapeutico può aiutare a recuperare la mobilità, la flessibilità e l’elasticità perse a causa di un infortunio. Dopo un percorso fisioterapico di recupero, la persona può scegliere di proseguire con lo yoga.
I principali benefici della yoga terapia sono, dunque, il miglioramento dell’agilità attraverso uno specifico lavoro sull’equilibrio e lo sviluppo del rafforzamento delle fibre muscolari, che mantengono i muscoli tonici e attivi. Inoltre lo yoga sviluppa la mobilità articolare e l’elasticità dei muscoli, facilitando i movimenti e migliorando la circolazione linfatica e sanguigna.
Infine, si rafforza il sistema nervoso autonomo, gestendo al meglio sia il sistema simpatico, sia quello parasimpatico; in questo modo viene favorita una corretta gestione dello stress e delle emozioni derivanti da una mobilità ridotta.